Elvira Terranova (Adnkronos): “Turismo Sessuale è una Espressione Sbagliata”

Basta andare su Google e cliccare sulle parole “turismo sessuale” per trovare una valanga di risultati. Per la precisione 252 mila. Dunque, per oltre 250 mila volte, è stata usata l’espressione “Turismo sessuale” per raccontare quanto di più abietto possa fare un uomo su un bambino o una bambina. Eppure, è un’espressione sbagliata. Ha ragione Giorgia Butera, vulcanica Presidente di Mete Onlus, che da anni si batte per i diritti umani, quando dice che “è un errore associare la parola turismo agli abusi sui bambini”. E’ vero. E io, da giornalista, che da oltre 30 anni fa questo mestiere, lo condivido in pieno. Non è turismo. Il turismo è viaggiare, è scoprire posti nuovi, è incontrare persone di altri paesi, conoscere altre tradizioni. Ma quando si abusa dei bambini è violenza sessuale, è abuso sessuale. Non è più turismo. Ecco perché ritengo che anche noi giornalisti, anche noi ‘lavoratori della comunicazione’ svolgiamo un ruolo molto importante. Quando parliamo di uomini o donne che raggiungono mete lontane e non certo per andarsi a prendere il sole dopo avere spalmato la protezione, ma per ben altri scopi, che fanno solo orrore, non possiamo definirli “turisti”. Sono semplicemente criminali che abusano dei corpi di bambine e bambini ancora piccoli. Uccidendo la loro infanzia, la loro adolescenza. Proprio di recente, il Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti ha apportato all’unanimità storiche modifiche al Testo unico dei doveri del giornalista che andranno in vigore dal 1° gennaio 2021 per consentire l’adeguata diffusione delle norme approvate. Si tratta di norme importanti. Ma quello che viene ritenuto il fiore all’occhiello di tutti noi giornalisti, grazie anche alla Commissione Pari Opportunità, sono le previsioni per il ‘Rispetto delle differenze di genere”. Dunque, noi giornalisti dovremo usare un linguaggio diverso quando parliamo di femminicidi, ad esempio. L’articolo pone l’accento sulla gravità dell’uso di narrazioni scorrette che sono ancora troppo diffuse e invita quindi a usare “un linguaggio rispettoso, corretto e consapevole”, ad “attenersi all’essenzialità della notizia e alla continenza” e ad evitare ogni tipo di spettacolarizzazione della violenza. Ecco, mi piacerebbe che a quel testo venisse aggiunta anche una postilla. Basta con l’utilizzo dell’espressione “Turismo sessuale”. E io cercherò di farmi portavoce di questa richiesta.