20 giugno: Giornata Mondiale del Rifugiato, Indetta dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite

Il 20 giugno si celebra la Giornata Mondiale del Rifugiato, appuntamento annuale sancito dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite per sensibilizzare l’opinione pubblica sulla condizione di quasi 80 milioni di rifugiati, richiedenti asilo e sfollati nel mondo, costretti a fuggire da guerre e persecuzioni.

Mete Onlus, promuove sin dalla sua costituzione, lo sviluppo della persona umana nella sua globalità e dignità, lavorando direttamente sul territorio, ma con un respiro nazionale e internazionale.

Nei giorni scorsi siamo stati ospiti alla Darsena di Augusta, dove si è svolta la Cerimonia di accoglienza del relitto e Commemorazione delle vittime del naufragio del 18 aprile 2015, circa 700 persero la vita.

Commemorazione, annunciata da Papa Francesco durante l’Angelus.

L’impegno nell’ambito della migrazione viene condiviso con Sara Baresi ((Education Counselor per l’ampliamento della rete professionale e supporto alla carriera).

La Butera e la Baresi, hanno dato vita all’OIDUR (Osservatorio Internazionale Diritti Umani e Ricerca) e sono impegnate nella difesa e tutela dei diritti umani in ambito internazionale, nella salvaguardia della convivenza civile e democratica, e nella inclusione sociale in ogni sua declinazione, danno seguito alla Commission Human Right ONU, la quale ha emanato la Direttiva A/ARES/53/144 per sancire e dare mandato a chiunque, di ergersi in qualsiasi istante, come difensore dei diritti umani, e vigilare affinchè, non si commettano abusi e violazioni di alcun genere.

Quest’anno desideriamo affidare al nostro Ambassador Ibrahim Bah (originario della Guinea, ma oggi residente a Palermo da studente universitario in Scienze Politiche, indirizzo relazioni internazionali) la riflessione dedicata alla Giornata Mondiale del Rifugiato.

«Non possiamo sacrificare il futuro delle persone che hanno messo a repentaglio la propria vita. Già sei scappato nel deserto, hai sofferto la fame, hai avuto paura di essere ucciso, hai avuto paura del mare. Arrivi qui, in Europa, dove si ha rispetto per i diritti umani, e invece ti vengono rifiutati molti diritti. Questo è profondamente sbagliato, non è da Paese civile», afferma così Ibrahim Bah, originario della Guinea, arrivato nella primavera del 2017, a neppure 15 anni, da solo, a Lampedusa a bordo di una imbarcazione, dopo avere viaggiato per mesi e mesi, nel deserto. Fino a raggiungere la Libia.