Manifesto Iran
1
set

“Iran, essere donne qui non è facile. Così l’Italia risponde alla repressione”

Tratto da “Il Fatto Quotidiano” di Tiziana Ciavardini -

Il tema dei diritti delle donne in Iran è sicuramente un argomento che ultimamente ritroviamo al centro di accesi dibattiti e di giudizi estremamente contrastanti. Essere donne in Iran non è facile e questa estate 2019 lo è stato ancor meno. Malgrado le continue pressioni internazionali e la possibile escalation in Medioriente, tema affrontato anche nel recente G7 in Francia, le autorità iraniane continuano la consueta repressione nei confronti della popolazione e maggiormente verso le donne. Dalla Rivoluzione Islamica del 1979 ai giorni nostri, le donne sono state soggette a varie restrizioni. Nascere donna in Iran oggi significa dover dimostrare di saper fare il proprio lavoro una, due, tre, volte di più rispetto a quello di un uomo.

 L’iniziativa nasce dall’associazione Mete Onlus, presieduta dall’advocacy Giorgia Butera – impegnata nell’alto tema dei diritti umani internazionali, nella mediazione socioculturale tra i popoli e nell’affermazione dei principi civili, democratici e liberali – che questa volta ha deciso di impegnarsi in una campagna per la giustizia a tutela della libertà di ogni donna iraniana. Saranno diverse le azioni condotte, utili alla diffusione della conoscenza e alla necessità ineludibile di far valere, da parte delle donne, la propria giustizia sociale in un Paese dove la negazione dei diritti umani è di enorme rilevanza.

“Per noi – mi spiega Giorgia Butera – è importante svolgere azioni capillari, intervenendo in più contesti, ed è per questo che abbiamo già avviato diversi rapporti istituzionali anche a livello internazionale. L’idea di sostenere le donne iraniane nasce in seguito a una lettera ricevuta dal ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale – Direzione Generale per gli Affari Politici e di Sicurezza Ufficio IX – su indicazione della Presidenza della Repubblica Italiana, rispondendo a una mia comunicazione relativa alla grave situazione riguardante l’avvocatessa iraniana Nasrin Sotoudeh. Abbiamo ritenuto naturale proseguire il nostro interesse e sostenere la libertà di queste donne. Tra gli altri, è previsto il coinvolgimento del mondo sportivo – conclude la presidentessa – ricordando che alle donne in Iran è negato l’accesso negli stadi”.

 L’associazione Mete Onlus, che da anni promuove la cultura di pace, la tutela dei diritti umani, il rispetto e la dignità della persona, da tempo è stata ammessa all’Unar – Presidenza del Consiglio dei Ministri, Dipartimento per le Pari Opportunità, Ufficio per la promozione della parità di trattamento e la rimozione delle discriminazioni fondate sulla razza o sull’origine etnica.

La presidentessa Giorgia Butera ha inoltre già promosso iniziative di grande successo come la campagna internazionale del 2014 “Sono bambina, non una sposa” e nel 2016 “Stop sexual tourism” intervenendo più volte alle sessioni del consiglio dei Diritti umani delle Nazioni Unite (Ginevra). Il manifesto della campagna, realizzato dalla web grafica Rosanna La Malfa, mostra una donna iraniana con l’hijab dal colore rosso, perché rosso è il colore del melograno, uno dei simboli più significativi dell’Iran, ma anche della disobbedienza, dell’amore e del coraggio.

Sin dall’inizio del suo impegno, Mete Onlus ha sostenuto la Donna nella libertà della propria esistenza, partendo già dal diritto alla nascita (ricordiamo il crimine dell’aborto selettivo). Ancora oggi in alcune zone del mondo si registra una forte ristrettezza culturale, e questo colloca la donna in una condizione subalterna all’interno della società. In Iran essere donne e vivere liberamente è spesso davvero difficile se non complesso, ma certamente “Woman’s Freedom in Iran” sarà di grande aiuto per quel processo di emancipazione che una parte di donne iraniane auspica ormai da troppo tempo.

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