Lunia
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Il Diritto alla Mediocrità

 

In tutto il suo percorso di vita e ancor più in particolare nei suoi testi Giorgia Butera parla di diritti umani. Il diritto alla mediocrità rientra tra questi forse come il principale tra i diritti. Per diritto alla mediocrità, infatti, mi riferisco al diritto di scelta, al diritto di scegliere di essere qualsiasi cosa, nessuna eccellenza se possibile… e quindi? Cosa c’è di strano?  Qual è la novità?  Nessuna. Infatti non c’è nessuna novità nella normalità. Eppure quando solo guardiamo una persona disabile, difficilmente il nostro primo pensiero è che sia una persona normale e che ha anche una disabilità; la risonanza emotiva che ci ritorna porta ad attribuirgli un qualcosa di speciale, quasi a compensare e a ripagarlo della disabilità.

Il bisogno di riscatto deriva dalla sensazione che la disabilità sia un’ingiustizia. Deve essere una ingiustizia.

Già, perché se non è così allora che cos’è? Una punizione?!! Ognuno di noi fa degli errori… Allora, ognuno di noi rischia di essere punito!?! Mio Dio! Speriamo di no.

Ad ogni modo, affinché siano garantite le Pari Opportunità sono stati stabiliti dei parametri di legge. Così, perché tutti possano accedere ad un locale la legge ha stabilito che non debbano esserci gradini, che gli scivoli devono avere una determinata pendenza oppure ancora che le porte devono avere una specifica dimensione, etc. Inoltre, partendo dal presupposto che alcune necessità sono più difficilmente espletabili, è stato permesso alle persone che hanno ridotte capacità motorie di percorrere le corsie preferenziali e potere raggiungere il prima le loro mete. Questi sono solo alcuni esempi che mostrano come la legge, in virtù del senso di giustizia democratica, ha identificato le modalità che garantiscono alle persone che hanno disabilità le stesse possibilità degli altri.

Sembrerà scontato questo concetto, ma non è così.

Vi racconto un aneddoto, con le stesse parole con cui l’ho ascoltato io.

“…Perché in fondo, a ognuno è venuta la voglia di negare un diritto. Il privilegio che viene dato alle persone con disabilità, per esempio, lo suscita spesso.. e mi sono chiesta perché:

  • devo farlo passare prima di me alla cassa, anche se io ho fretta e lui no.
  • Lui può trovare immediatamente parcheggio, anche se io ho delle cose importanti da fare e lui no.
  • Lo devo aspettare zitta, zitta se perde tempo in bagno, sapendo che lui poteva anche andarci dopo, perché lui non ha niente da fare mentre io ho delle cose importantissime da fare?

Però, se guardo i suoi occhi così tristi e penso a quanto soffre allora forse è il caso di concedergli tutto. Se penso a quanto è intelligente, forse è vero che è speciale e merita di più. E poi, se penso a quanto è carino, penso che peccato! Lui forse merita che io lo aspetti… e aspetto.

Ma non è sempre così. E quando queste persone sono antipatiche, ignoranti, brutte, ciniche, aggressive allora è più difficile vederle vittime di ingiustizie. Allora in fondo, pensiamo che queste persone forse la meritino la disabilità. E se meritano la disabilità non meritano gli stessi diritti degli altri.

L’altro giorno invece c’era una stronza! Questa ha preteso di parcheggiare e di pagare alla cassa prima di me perché disabile. Avevo così tante cose da fare che le avrei bucato le ruote della carrozzina pur di fermarla e dare a me la priorità. Lei doveva mettersi in fila e aspettare il suo turno. Poi però quando stava andando al bagno sono riuscita ad anticiparla e sono entrata prima di lei. Ho perso anche tempo per vendicarmi un po’… Quando sono uscita era tutta rossa in viso, arrabbiatissima …  davvero arrabbiatissima…

Beh, mi sbagliavo, mi sbagliavo perché la sua non era rabbia. La sua era mortificazione… se l’era fatta addosso. Io, con la mia presunzione e con la mia vigliaccheria avevo approfittato del mio corpo veloce per precederla e io era la causa della sua mortificazione.

Ma dopotutto, come potevo sapere …

Perché in questi casi abbiamo bisogno di sapere il perché per concedere ma non ancora per rispettare il diritto degli altri.

Così, quando ci capita di conoscere qualcuno che ha una disabilità, che però non solo non è speciale ma anzi si mostra poco piacevole, viene difficile pensare all’ingiustizia . Ecco, è in questi casi che le cose si complicano. Perché in questi casi è troppo difficile riconoscere i diritti. E il parcheggio, la priorità alla cassa, il bagno personale, persino la pensione, sembrano privilegi. È come se la pietas evocata dalla disabilità rappresenti tolleranza piuttosto che mera sofferenza. Con ciò intendo dire che i diritti regolati dalla legge per le persone con disabilità rischiano, in questi casi, di essere pensati come privilegi. Immeritati.

Non so quanti di voi però hanno notato che il termine privilegio, al posto di diritto, era già stato erroneamente utilizzato nel racconto precedente e questo accade probabilmente perché troppi aspetti normativi sono poco chiari.

La legge non è stata istituita affinché anche le persone su una sedia rotelle possano entrare in un locale, sono state stabilite affinché siano chiari i parametri da seguire per garantire un diritto che è già acquisito e che non va ulteriormente ribadito. La legge non dice che le persone che hanno una disabilità possono entrare in un locale, il diritto d’accesso se è autorizzato a tutte le persone, lo è anche alle persone che hanno la disabilità. Quello che viene stabilito è come garantire questo diritto.

Mi chiamo Lunia Ales e sono qui con voi per ricordarvi che siamo tutti uguali. Sono qui con voi per ricordarvi che dovremmo essere tutti uguali…  sono qui con voi per ricordarvi che non siamo tutti uguali. E se non mi vedete accanto a voi è perché io sono dentro di voi, perché io sono come voi… anche se non mi vedete e anche se non seggo sulle vostre poltroncine rosse, ma su una sedia a rotelle che oggi avrebbe potuto essere qui, ma che non c’è perché non è semplice vedere la Lunia che c’è in voi.

Sono qui in mezzo a voi perché oggi si parla di diritti umani. E io, anche se qualche volta qualcuno lo dimentica, sono un essere umano e ho gli stessi diritti di tutti gli altri.

Ecco quell’aneddoto, quel piccolo esempio, Ve l’ho riportato perché vorrei parlarvi del vero significato di diritto.

Ognuno di voi per poter entrare in questa sala non ha dovuto chiedere se poteva entrare, ha semplicemente messo un piede davanti all’altro, proceduto con i passi e ed è salito fin su percorrendo i gradini delle scale.

Io ho chiesto, io devo sempre chiedere e ciò nonostante non ci sono, non ci posso essere.

Non c’erano sale disponibili. Ma è davvero questo il problema? O sono io il problema? Lo sono, sì certo che lo sono.

Non sono abbastanza importante potrebbe essere la risposta più giusta.

Io sono mediocre e a dir la verità io rivendico il diritto di essere mediocre prima di tutto. Non mi interessa essere speciale, mi interessa essere un essere umano e un cittadino come tutti gli altri. Io voglio essere mediocre e voglio che questo sia sufficiente per avere gli stessi diritti di tutti. Non sono speciale in nulla ma sono sempre un essere umano. Perché il problema è che una persona non dovrebbe dimostrare nulla di sé per poter esercitare i propri diritti. Eppure quando vivi una condizione di disabilità tutto cambia. I tuoi diritti sembrano privilegi e, troppo spesso, ti vengono “offerti”, raramente garantiti.

Palermo però si sta muovendo e le cose stanno cambiando.

Diverse sono le iniziative che si sono mosse verso il cambiamento. Il Sindaco Orlando è stato promotore di parecchi momenti e di questi eventi quello per il quale più posso dare merito è il “Carrozzina Day”, dove mettendosi in gioco personalmente il Sindaco ha contribuito al lavoro di demistificazione della disabilità. Lui su una sedia a rotelle ha invitato tutti i concittadini a sperimentarsi e ad aprire la mente e il cuore all’altro. La scelta di dar vita a questo evento nasce dopo la creazione della pagina “Lazzaro, siediti e cammina”. Il nome di questa pagina ha una storia molto importante e che a che fare con una rivisitazione di me. Ma è una storia lunga che è meglio approfondire in altre sedi.

Sono diversi gli ambiti in cui c’è ancora tanto da fare per cambiare la cultura e per garantire le pari opportunità. Dai sistemi assistenziali, alle barriere architettoniche, al turismo accessibile, ai servizi di supporto allo studio eccetera, ma la strada delle Istituzioni è ancora tanto lunga. Quello che oggi chiedo a signor Sindaco è un incontro per aprire un ulteriore confronto e poter offrire, partendo anche dalla mia personale esperienza oltre che dalle competenze acquisite, il mio contributo per discutere insieme e confrontarci su questi temi.

Giorgia ha fatto quello che poteva per avermi qui con voi, ma non è stato possibile. Da oggi insieme però porteremo avanti altro, progetti che vogliono rendere Palermo protagonista, nonché iniziatrice, di azioni culturali progressive ed innovative per garantire i diritti umani di tutti.

 

Lunia Ales

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