Jose
24
feb

“Ed Io, Avrò Cura di Te”

 

Besoin“, “need“, “necessidad“, “brauche“, “mila“. Molti i modi di dire, ma non esiste persona al mondo che almeno una volta nella vita lo abbia provato. Il “bisogno”, infatti, è implicito nella vita degli esseri viventi che sia esso materiale o affettivo.

Tanti, anzi troppi, sono i casi in cui le condizioni di vita  umane si riducano a livelli tali per cui si necessita l’intervento di un professionista che ci dia una mano, che ci sollevi dalla necessità avvertita.

Muta la società, variano i bisogni. Quest’ultimo è il motivo per il quale ruolo dell’Assistente Sociale è in eterno divenire. Lo “specialista del sociale” opera a favore di individui, gruppi, famiglie e si occupa di fronteggiare attivamente situazioni di vulnerabilità, esclusione ma anche di promuovere l’accesso alle risorse, ai beni, ai servizi senza esclusione di colpi.

Al giorno d’oggi nonostante la professione abbia effettuato passi in avanti, non riesce veramente a sconfinare aldilà delle mura di casa. Non è difficile individuare nelle città dei Paesi ad economia avanzata, un Assistente Sociale che operi, con tutte le difficoltà del caso, per promuovere agenti di cambiamento positivi in favore di soggetti a rischio (indigenza, trascuratezza, minori maltrattati etc…). Seppur qualche ONG nel tempo abbia provato ad inserire nell’organico la figura dell’Assistente Sociale, oggi non si riesce a farla emergere come si deve.

L’Assistente Sociale Internazionale, da me pensata, è una professionista che una volta acquisite le dovute esperienze a livello micro, una volta sviluppata una considerevole sensibilità verso culture “altre” dalle proprie, si mostri capace di coordinare e mediare problematiche a livelli globali. Che non si s-professionalizzi nel progettare degli interventi vedendo le cose soltanto sotto un profilo di budgeting process (è necessario, a mio dire, che per i numeri ci pensino altre figure competenti) ma che entri nel vivo di quei Paesi in via di sviluppo, che si percepisca come appartentente a quel popolo e che abbia voglia di migliorare lo stile di vita di quei popoli senza toccarne l’anima intrinseca, che alle accerrime difficoltà che gli si presenteranno dinanzi, si faccia forza e come un mantra ripeta a se stesso: per aspera ad astra.

Il sogno, è vedere un Assistente Sociale che sappia entrare in empatia con un bambino di Brancaccio (quartiere disagiato di Palermo) e che con gli stessi occhi guardi un piccolo congolese nel villaggio più povero e gli dica: “io avrò cura di te”.

 

Josette Mangione
Assistente Sociale

 

 

 

 

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