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6
lug

Cos’è il Gender Pay Gap e cosa accade in Italia

 

Il gender gap, divario tra il genere maschile e femminile, è una questione che coinvolge gran parte delle donne in Italia, e riguarda soprattutto gli ambiti professionali, economici e sociali.

Secondo la classifica riportata dal “Global Gender Gap Report 2018” e stilata dal “World Economic Forum”, sulla base di diversi parametri il nostro Paese si attesta al 70° posto, su 149 Paesi considerati, registrando un notevole slittamento verso il basso rispetto al 2015, anno in cui ci collocavamo al 41° posto.

Quali sono le condizioni lavorative delle donne in Italia? Varie e molteplici ma tutte con un denominatore comune, le donne partono sempre da una posizione di svantaggio, quella della discriminazione di  genere.
In termini generali, pur essendo mediamente più istruite degli uomini, e pur registrando un minore tasso di abbandono precoce degli studi, la percentuale occupazionale rimane in media più bassa rispetto a quella degli uomini.

La sotto-rappresentazione delle donne nel mercato del lavoro è un fenomeno comune a tutta tutta l’Europa, e per questo grave.
Certamente vi sono differenze nei singoli Paesi, tuttavia secondo la Commissione UE, le perdite economiche dovute al gender gap nei livelli di occupazione ammontano a 370 miliardi di euro l’anno. Questo perché le donne, sono sempre più qualificate e compaiono in misura maggiore nella schiera dei laureati, ma nonostante questo, scompaiono dal mondo del lavoro spesso a causa delle responsabilità genitoriali, o della necessità di prestare assistenza a familiari e parenti.

Alle responsabilità nel mondo del lavoro nella vita quotidiana di una donna si somma l’alta percentuale di impegno e tempo profuso nelle attività domestiche e per la cura dei figli.
Nella media UE, la percentuale di donne che si dedica alla cura dei figli e delle attività domestiche è del 92%, a fronte del 68% degli uomini.
In Italia, si tratta del 97% delle donne, a fronte del 73% degli uomini. Siamo quindi lontani dagli equilibri familiari della Svezia, in cui le donne che si prendono quotidianamente cura dei figli sono il 96%, a fronte però del 90% degli uomini; ma anche dal maggiore squilibrio della Grecia, che vede impegnate quotidianamente il 95% delle donne, a fronte di solo il 53% degli uomini.

Nel corso degli anni i dati  dimostrano che  in Italia, tra il 2013 e il 2014, la quota di tempo giornalmente dedicato al lavoro domestico e di cura non retribuito è pari al 19,2% per le donne e al 7,4% degli uomini, divario che evidenzia un carico 2,6 volte superiore per le donne.
Quindi ne desumiamo che sia determinante il ruolo di politiche sociali e del lavoro, mirate al superamento di questo inaccettabile divario, che ad oggi è ben lontano dall’essere affrontato con lucida e concreta determinazione risolutiva.
Ma torniamo a parlare di salari.

I salari lordi, rilevati su un campione di 300 mila lavoratori full time e dipendenti da aziende private, mostrano una penalizzazione delle donne: più alto il RAL medio degli uomini pari a una media di 30.676 euro lordi annui, più basso quello delle donne con un RAL medio di 27.228 euro e un divario percentuale del 12,7%.
Aggiungo una piccola curiosità, la questione di genere impatta anche nella rappresentanza politica in Italia. Sebbene si siano registrati alcuni miglioramenti, soprattutto nel riequilibrio della rappresentanza nei consigli comunali e nel Parlamento, permane un forte squilibrio nei consigli Regionali, dove in media troviamo 1 donna su 5 con forti divari tra una regione e l’altra.
Forte la discriminazione femminile anche al vertice delle istituzioni: solo il 14% dei Comuni è guidato da una donna, solo 2 regioni su 20, e le donne al governo non raggiungono la media europea.
In conclusione, vorrei riflettere sul diritto alla dignità umana, insito nella nostra Costituzione, invitandovi a leggere, a soffermarvi ed a pensare ancora una volta agli articoli 1 e 3 della Costituzione italiana.
Concludo con questa frase di Stefano Rodotà “la dignità rappresenta un valore che non può essere abbandonato. La dignità appartiene a tutte le persone, quale che sia la sua condizione e il luogo in cui si trova. È per questo che della dignità non possiamo fare a meno. Anche se non potremmo mai darla per scontata. È una conquista da rivendicare ogni giorno.”

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Anna Rita Donisi
Vicepresidente Mete Onlus/Advocacy

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24
giu

OSSERVATORIO INTERNAZIONALE DIRITTI UMANI E RICERCA

 

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L’OIDUR è presieduto da Giorgia Butera.

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