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Mete Associazione
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21
ott

“Sono Bambina, Non Una Sposa” – Pubblicazione

 

“I Sogni Son Desideri. Sono Bambina, Non Una Sposa”, presenta l’uomo di oggi trattando tematiche inerenti l’alta dignità dell’individuo, come educazione sentimentale, educazione sessuale, diritti umani, accoglienza, discriminazione, parola.
La seconda parte del testo è dedicata integralmente allo studio ed alla ricerca internazionale riguardante il fenomeno dei matrimoni precoci e forzati e le spose bambine, tracciando il percorso della Comunità Internazionale “Sono Bambina, Non Una Sposa”.
Un impegno umanitario che nonostante la negazione delle parole scritte, parla d’amore.
“I Sogni Son Desideri” narra il percorso sin qui fatto, sia su territorio estero, sia italiano. Su territorio italiano sono diversi gli incontri già avvenuti nelle scuole, insieme agli studenti si affronta il tema dei diritti umani per riportare i giovani di oggi ad una osservazione attenta dei sentimenti dell’anima, del rispetto nei confronti della dignità della persona e della vita. Altro accento viene posto nei confronti dell’uso indiscriminato della parola, la si è svuotata del proprio significato, perdendone bellezza. La gentilezza si è smarrita anche nell’uso della parola.
Il mondo attuale si è fracassato per aver perso ogni piacevolezza sessuale, nel nome della sessualità si fanno abusi, nel nome della sessualità si uccide. Dimenticando che condividere l’intimità dello stare insieme restituisce a ciascuno di noi la gratificazione emozionale; l’umanità si sta perdendo in reticoli privi di educazione e rispetto. “Ciò che vorrei è che nelle scuole si potesse parlare, strutturando delle ore prestabilite, di educazione sentimentale e sessuale. In questo modo si riporterebbe ordine nell’animo umano”, afferma Giorgia Butera.
Si affronta anche la questione della Accoglienza, di chi in cerca di una vita migliore in altri luoghi del mondo, attraversa il mare venendone spesso inghiottito.
Testimonianze dirette arrivano dagli incontri nelle carceri, dove la Butera insieme ai detenuti protetti tratta lo squilibrio di genere.
Un testo espresso linguisticamente su più livelli, la ricerca scientifica, l’autobiografia narrativa e i diversi contributi esterni, come quello di Ornella SugarRay Lodin, storico della filosofia, ed Anna Rita Donisi, Attrice e Speaker Radiofonica.
Giorgia Butera ha scelto ancora una volta l’essere una scrittrice indipendente per questo nuovo lavoro, la pubblicazione è avvenuta con Amazon e, successivamente la produzione del cartaceo.

 

www.amazon.it/Sogni-Desideri-Sono-Bambina-Sposa-ebook/dp/B00YWF1SUK

 

 

 

 

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Per Quanto Mi Riguarda
21
ott

“Per Quanto Mi Riguarda, Ho Fatto la Mia Scelta”, Seconda Edizione

 

E’ uscito in seconda edizione, il Testo di Giorgia Butera (Sociologa della Comunicazione, Scrittrice e Presidente Mete Onlus) “Per Quanto Mi Riguarda, Ho Fatto la Mia Scelta”.

Il titolo richiama la celebre frase di Wangari Maathai, la prima donna africana ad aver ricevuto il “Premio Nobel per la Pace” nel 2004  “per il suo contributo alle cause dello sviluppo sostenibile, della democrazia e della pace”.
Il Testo è stato inserito all’interno del “Progetto Unesco Scuole”.
In copertina, Aicha Duihi, Donna autorevole e militante per la tutela dei Diritti Umani in Marocco.

Abstract: “Per raccontare, fotografando attraverso atti o fatti il singolo, è necessario che avvenga una contestualizzazione storico-sociale ed ambientale.

In questo lavoro si affronta la Donna nella sua completezza; negli ultimi tempi sta avvenendo una presa di coscienza maggiore su tutto ciò che riguarda la dimensione femminile, ma sono troppe le conquiste ancora da fare.

In alcune zone del mondo si registra ancora una ristrettezza culturale, questo colloca la donna in una condizione subalterna all’interno della società.

La scrittura scorre attraverso una fotografia testuale sociologica tra Diritti Umani e Giustizia Sociale.

Impresa, economia, sociale, attività legislativa, tecnologia, curiosità. Partendo dall’origine, raccontando il peccato originale di Adamo ed Eva.

E poi, la presentazione di dieci storie di donne e simboli: la Statua della Libertà. Frida Kahlo, La Storia di Maria Narrata dai Vangeli, Franca Viola, Aung San Suu Kyi, Rita Levi Montalcini, Rebecca West, Wangari Maathai, Piccola Rawan ( la sposa bambina morta dopo la prima notte di nozze per le lesioni causate dal rapporto), Anna Frank. E poi, un unico Uomo: Mandela.

La narrazione inizia omaggiando una terra felice, anche se povera. Un tributo alla vita.

Il tributo è per il Bhutan.

Il Buthan è un piccolo Stato montuoso dell’Asia, localizzato nella catena himalayana. La capitale è Thimphu. Confina a nord con la Cina e a sud con l’India.  In questo Paese da qualche anno adottano come indicatore per calcolare il benessere della popolazione il FIL – Felicità Interna Lorda -.

I criteri presi in considerazione sono la qualità dell’aria, la salute dei cittadini, l’istruzione, la ricchezza dei rapporti sociali.

Secondo un sondaggio, è anche la nazione più felice del continente e l’ottava del mondo. Gli ideatori di questo indice non mirano ad una “retrocessione”, ovvero, non vogliono passare per anti-tecnologici o anti-materialisti, ma il loro programma punta a migliorare l’istruzione, la protezione dell’ecosistema e a permettere lo sviluppo delle comunità locali”.

 

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Via Serradifalco
21
ott

“Via Serradifalco, 190. Il mio Impegno per la Civiltà, la Democrazia e la Pace”

 

“Via Serradifalco, 190. Il mio impegno per la Civiltà, la Democrazia e la Pace” è’ un racconto autobiografico dell’esistente, il titolo trae origine dall’indirizzo della Scuola Media Inferiore  frequentata da Giorgia Butera (Presidente Mete Onlus/Advocacy) nei primi anni ’90, nella Città di Palermo. Una scuola avanguardista, ancor di più, in quegli anni.

Alla “Leonardo da Vinci”, imparà l’essere indipendente nella creatività, nell’intelletto e soprattutto nella capacità del manifestarsi. Capì l’importanza che si ha nell’agire per contribuire a rendere il mondo civile, rendendolo libero ed uguale, manifestando (anche) il proprio dissenso e tendendo la mano verso chi non è in grado da solo di ribellarsi.

Furono questi i principi vitali che fecero nascere in lei l’amore universale nei confronti di Nelson Mandela, e così, l’Apharteid divenne l’attuazione concreta del mio vivere.

Il testo è dedicato a tutti i Bambini e le Bambine del mondo. Ed alle Donne che vivono, in costrizione, nei Campi di Tindouf.

 

 

 

 

 

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TU
20
ott

“Torniamo Umani”

 

La pubblicazione Editoriale di Giorgia Butera (Presidente Mete Onlus/Advocacy) dal titolo: “Torniamo Umani. Riflessioni sui Diritti Umani Internazionali: Donne, Bambini e Rifugiati” affronta l’esistente, il mondo che viviamo.

La prefazione è a cura di Yousif Latif Jaralla (regista e cantastorie iracheno).

Per ciascun Focus leggerete un’ intervista rivolta ad una autorevole personalità di rilevanza internazionale.

Per il Focus Bambini, l’intervista è rivolta ad Andrea Bellardinelli (Coordinatore Programma Italia Emergency). All’interno, una riflessione di Cecilia Strada, già Presidente di Emergency.

Per il Focus Rifugiati, l’intervista è rivolta al Professor Leoluca Orlando, Sindaco di Palermo.

All’interno del Focus, un pregiato contributo rilasciato da Aicha Duihi (Marocco), militante dei Diritti Umani, e Presidente dell’Osservatorio Internazionale per le Vittime di Tindouf (i Campi di Tindouf si trovano in Algeria).

Per il Focus Donne, l’intervista è rivolta a Laura Silvia Battaglia, giornalista professionista freelance e documentarista. La Battaglia è nata a Catania, e vive tra Milano e Sanaa (Yemen).

Il Testo è un invito/appello al mondo che vogliamo. Un mondo di Pace, dove i Diritti Umani vengano tutelati; dove nessun conflitto, od attentato terroristico accada più; dove ogni bambino possa crescere in modo sano e naturale; dove ogni donna possa vivere liberamente senza dover subire alcun tipo di violazione ed abuso; dove la migrazione forzata cambi volto, e dignità.

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Tratta
20
ott

La Tratta di essere Umani

 

Nel 2013 l’Assemblea Generale, con la Risoluzione A/RES/68/192, ha proclamato il 30 luglio la Giornata mondiale contro la tratta di persone. Lo scopo è quello di sensibilizzare la comunità internazionale sulla situazione delle vittime e promuovere la difesa dei loro diritti.

La tratta di esseri umani rappresenta un crimine transnazionale che viene definito dall’art.3 del “Protocollo addizionale della Convenzione delle Nazioni Unite contro la criminalità organizzata transnazionale per prevenire, reprimere e punire la tratta di persone, in particolare di donne e bambini”.

La definizione di tratta comprende il reclutamento, trasporto, trasferimento, l’ospitare o accogliere persone, tramite l’impiego o la minaccia di impiego della forza o di altre forme di coercizione, di rapimento, frode, inganno, abuso di potere o di una posizione di vulnerabilità o tramite il dare o ricevere somme di denaro o vantaggi per ottenere il consenso di una persona che ha autorità su un’altra a scopo di sfruttamento. Lo sfruttamento comprende, come minimo, lo sfruttamento della prostituzione altrui o altre forme di sfruttamento sessuale, il lavoro forzato o prestazioni forzate, schiavitù o pratiche analoghe, l’asservimento o il prelievo di organi.

A livello europeo, la tratta viene definita dalla Convenzione del Consiglio d’Europa sulla lotta contro la tratta di esseri umani. L’Unione Europea ha emanato due direttive sulla questione: la Direttiva 2004/81/CE del Consiglio, del 29 aprile 2004, riguardante il titolo di soggiorno da rilasciare ai cittadini di paesi terzi vittime della tratta di esseri umani o coinvolti in un’azione di favoreggiamento dell’immigrazione illegale che cooperino con le autorità competenti e la Direttiva 2011/36/UE del Parlamento Europeo e del Consiglio, del 5 aprile 2011, concernente la prevenzione e la repressione della tratta di esseri umani e la protezione delle vittime, e che sostituisce la decisione quadro del Consiglio 2002/629/GAI.

In Italia il reato di tratta viene definito dall’art. 601 del Codice penale così come recentemente modificato dal D.Lgs. 24/20146 che ha dato attuazione alla direttiva 2011/36/UE.

L’art. 18 del Testo Unico sull’Immigrazione e l’art. 27 del Regolamento di attuazione disciplinano le modalità di rilascio di un permesso di soggiorno “per protezione sociale” nei confronti dello straniero, la cui incolumità sia in pericolo per effetto dei tentativi di sottrarsi ai condizionamenti di un’associazione criminale dedita a reati quali lo sfruttamento della prostituzione, lo sfruttamento minorile, l’accattonaggio, la riduzione in schiavitù, la tratta di persone o altri per i quali è previsto l’arresto obbligatorio in flagranza ex art. 380 c.p.p., oppure delle dichiarazioni rese nel corso delle indagini preliminari o del giudizio.

Negli ultimi quindici anni l’Italia è stata interessata in misura sempre maggiore dal fenomeno degli arrivi via mare di migranti e richiedenti protezione internazionale, in partenza dalle coste della Libia, della Tunisia e dell’Egitto. Questi flussi sono aumentati in modo significativo nel 2011 in concomitanza dei mutamenti politici denominati “Primavera Araba” nei Paesi del Nord Africa (soprattutto in Tunisia e Libia) e con l’intensificarsi del conflitto in Siria. In particolare nel 2014 si è registrato l’arrivo di oltre 170.000 persone via mare, di cui più di 42.000 cittadini siriani in fuga dalla guerra. Il numero di rifugiati siriani in arrivo in Italia si è ridotto sensibilmente nel 2015.

Nello stesso anno si è aperta la rotta balcanica che dalla Turchia passa attraverso la Grecia e i paesi balcanici e la maggior parte dei rifugiati siriani si è spostata lungo questa rotta.

In Italia nel 2015 e nel 2016 si è registrato un significativo numero di arrivi di migranti e richiedenti protezione internazionale provenienti principalmente dalla Libia ed originari dei paesi dell’Africa occidentale e del Corno d’Africa.

Dall’inizio del 2017 ad oggi in Italia è stato inoltre rilevato un aumento dei migranti provenienti dai paesi dell’Africa Occidentale ed una sensibile diminuzione di coloro che arrivano dai paesi del Corno d’Africa.

L’identificazione della vittima di tratta può avvenire, infatti, anche in momenti successivi allo sbarco o dopo un certo periodo di accoglienza e permanenza sul territorio, poiché la stessa può non aver recepito le informazioni sui programmi di protezione ricevute al momento dello sbarco o nei momenti immediatamente successivi, o non aver preso subito coscienza della propria condizione.

Indicatore rilevante è lo lo stato psico‐fisico: se in gruppo, sono le più sottomesse e silenziose, a volte evidentemente controllate da altre/i migranti, che ad esempio rispondono al posto loro, oppure si oppongono ad un colloquio privato.

Prima di partire fanno fare alle ragazze un rito; il voodoo. Il rito si compie alla presenza di uno sciamano locale, il “native doctor”, della ragazza, della madame (la sfruttatrice). La ragazza consegna sangue, unghie, capelli, peli pubici ed una sua fotografia. Su queste parti del corpo viene sacrificato un animale, spesso una gallina, di cui la ragazza è costretta a mangiarne il cuore. Tutto viene poi conservato in una busta di stoffa e consegnato alla persona che sarà proprietaria della ragazza. La ragazza che compie il rito non sa che dovrà prostituirsi, con quel rito si impegna solo a pagare il suo debito.

Durante il rito si giura fedeltà alla donna che è l’amica della prima donna che ha avvicinato la famiglia e si giura di non dichiarare mai il nome della madame e delle persone che ti hanno portata in Italia. La minaccia che si fa, in caso di mancato adempimento delle promesse, è la morte. Morte della ragazza e della sua famiglia. L’altra minaccia è il “maleficio” sempre nei confronti della ragazza e della sua famiglia.

La terminologia:

Madame: il termine “madame” è un appellativo di rispetto che significa “signora”, ma nel contesto della tratta indica la trafficante che gestisce le vittime di tratta a scopo di sfruttamento sessuale, a cui devono ripagare il debito contratto prima di lasciare il paese di origine. Spesso è essa stessa un’ex vittima di tratta che, una volta pagato il debito, decide di guadagnare dallo stesso traffico di cui è stata vittima in passato.

Native doctor: sciamano presso cui le vittime di tratta vengono sottoposte a rituale voodoo (“juju” nigeriano).

Boga: accompagnatore. Il boga è colui che accompagna una o più ragazze dalla Nigeria alla Libia e che ha i contatti telefonici con la madame/oga e i trafficanti della rete criminale. Boga è anche colui che preleva la vittima di tratta appena sbarcata e ospite in un centro di accoglienza in Italia per accompagnarla dalla madame. Sono presenti diversi boga dalla Nigeria all’Europa con lo scopo di custodire “la merce” sino a quando non sarà giunta a destinazione per essere sfruttata.

Connection man: organizzatore del viaggio/smuggler. Generalmente indicato come colui che organizza i viaggi dalla Nigeria all’Italia attraverso la Libia. Più “connection man” possono contribuire al trasporto di una stessa vittima, ad esempio uno in Nigeria e uno diverso in Libia.

Connection house: casa chiusa/bordello. Generalmente le vittime di tratta indicano con il termine “connection house” le case chiuse in Libia e, più recentemente, anche quelle in Italia o in Europa, dove sono forzate alla prostituzione. In Italia e in Europa, spesso sono le minori ad essere rinchiuse nelle connection houses, perché in strada darebbero troppo nell’occhio. Vengono così definiti i anche bordelli presenti all’interno di “ghetti” (vedi sotto) quali Rignano Garganico, Rosarno, ecc.

Ghetto: è il termine utilizzato dalle vittime di tratta e dai migranti in generale per indicare il luogo, spesso un casolare abbandonato, in cui attendono prima di imbarcarsi su un gommone. Usato anche per indicare gli agglomerati informali in cui vivono molti migranti in Italia. In italiano si direbbe baracca o baraccopoli.

Lapalapa: gommone.

 

 

 

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